Come in alto così in basso

facciamo parte del sistema Alcione

tutto è stato già scoperto.

Essenza =Coscienza

L’Essere non ha definizione: “l’Essere è l’Essere e la sua ragione d’essere dell’essere è lo stesso Essere”. Le dodici potenze, i ventiquattro anziani, i quattro elementi ecc.. sono delle parti dell’Essere. L’Essere in ognuno di noi è simile a un esercito di bambini innocenti. Ognuna delle parti dell’Essere ha la propria autonomia una sua auto-coscienza, una sua auto-indipendenza. Il centro magnetico del Padre si trova tra le sopraciglia. E’ la scintilla divina immortale.

sfortunatamente noi non abbiamo incarnato tutto l’Essere. Possediamo solo una piccola parte dell’Essere, l’Essenza, la Buddhata, una parte di anima in noi. Lo sviluppo dell’Essenza è possibile solo mediante lavori coscienti e sacrifici volontari. Purtroppo l’Essenza si trova imbottigliata nell’Ego. Man mano che l’ego viene ridotto in polvere cosmica, l’Essenza si libera. Nell’Essenza si trovano tutti i dati necessari per orientarci sul cammino della Rivoluzione della Coscienza. E’ un tipo di energia dotata di un’elevata frequenza vibratoria. E’ il nostro Materiale psichico, ciò che si possiede per cristallizzare l’Anima. Ci sono tre tipi di coscienza: semplice, individuale e cosmica.

KARMA

Karma si riferisce al sistema cosmico che reagisce alle nostre azioni compiute liberamente, consegnandoci le conseguenze giuste e commisurate ad esse. In questo modo, l’universo regge uno specchio davanti ogni anima.

Lo spirito lavora sulla materia tramite l’anima. L’anima è uno strumento, uno strumento di cui lo spirito si serve per raggiungere il piano fisico,poichè da solo non può farlo. Soltanto l’anima ha la possibilità di toccare la materia, ed è quindi attraverso l’anima che lo spirito può modellare la materia plasmarla, darle ordini. Senza l’anima, senza le possibilità dell’anima, lo spirito non ha alcun valore.

Giuridicamente…. MARE

A V V I S O – P E R – I – N A V I G A N T I !!!

METTIAMO LE COSE IN CHIARO UNA VOLTA PER TUTTE!

Il professor
Augusto Sinagra, docente di diritto internazionale.

Cercherò di fare una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università.
1. Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).
2. La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.
Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.
3. Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.
4. Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.
5. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi.
Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).
6. Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.
Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.

Augusto Sinagra

NOSTRADAMUS E IL MITO DELLA FENICE sino alla NEW della Camera della Piramide e le anticipazioni inconfutabili sulle Cartuche dei Faraoni su cui l’egittologia ancora tace.

È indubbio che tutto ciò che l’egittologia moderna ci ha raccontato sui prodigi della misteriosa cultura egizia non combacia assolutamente con la realtà… Qual è l’origine della sua portentosa tecnologia totalmente sconosciuta fino ad ora? Colossali piramidi, costruzioni realizzate con esattezza matematica che perdurano fino ai nostri giorni e che rivelano una tecnologia incredibilmente avanzata, ad esempio nel tagliare e trasportare milioni di pietre… Perché la scienza convenzionale ha voluto nascondere qualcosa che chiaramente sarebbe stato totalmente impossibile da realizzare per l’uomo di quell’epoca, come vogliono farci credere? E riguardo alla Grande Piramide con più di due milioni e trecentomila enormi blocchi di pietra, del peso tra 2 e 70 tonnellate, sarà stata costruita per seppellire il faraone Cheope? O il suo scopo era canalizzare energia solare, cosmica e stellare? E che cosa potremmo dire dell’imponente Sfinge, avvolta in un alone di misteri ancestrali, rappresentata come il guardiano silenzioso che protegge le piramidi? Perché è stata omessa l’esistenza di un’apertura circolare sulla sua testa e gallerie sotterranee che si collegano alla Grande Piramide? Forse perché quei popoli possedevano un’alta tecnologia cosmica stellare extraterrestre che usavano per realizzare perfette misurazioni astronomiche e matematiche? E forse conoscevano la luce elettrica, come viene mostrato in alcune incisioni? E riguardo gli enormi obelischi… sarà possibile che fossero stati costruiti anch’essi dalla mano dell’uomo, considerando l’enorme peso di ognuno? Secondo molti studiosi dell’Egitto millenario non è come si è sempre creduto, ma fa parte di un sorprendente ed esatto riflesso dello stesso Cielo…

REALMENGYNIUS

Nel municipio di Salon in Provenza c’è un ritratto del celebre medico veggente accanto ai suoi più illustri concittadini succedutisi lungo cinque secoli. Sotto spicca il motto “Ex Antiquitate Renascor “. Dall’Antichità IO Rinasco…rinascere-risorgere come era d’uso sotto ogni medaglione il motto o detto che racchiudeva nella simbolografia i riferimenti di un casato o d’illustre famiglia del tempo. Una raccolta monumentale di motti, latini o altra lingua è quella di Boschius: “Symbola Aenigmatyca Inscriptiones. Notae, Cifrae” del Secolo Sedicesimo. Qui si ritrovano i motti riferiti alla Fenice “Phoenix in suo Rogo – Invito funere vivet ” – Pur morire immortale fiamma – che indicano l’uccello del mito dalla notte dei tempi – in Eliopolis la città solare egizia, ove così l’uccello reale rinasce dalle vampe innalzandosi in cielo. …da cui la leggendaria Araba Fenice !

Nessuno ha dato sinora il senso compiuto a tale leggenda che fissa oltremodo…

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Strade che portano al di la’ del Se

Da considerare attentamente

REALMENGYNIUS

Misurare il diametro del cosmo

Osservare il ritmo dei cicli storici

Reperire tracce di vita estraterrestre

Tenere a bada le presenze invisibili

Edificare un sistema filosofico.

Questi concetti devono ispirare la strada che intendiamo percorrere lungo il tempo e ormai da antico tempo,bene analizzando ogni cosa e puzzle dal Passato, al Presente e al Futuro e come Giano Volti in ogni direzione e dimensione possibile che la Mente umana così confronti cum sidera  l’immensità del cosmo e abbia coscienza piena di se stessa. Da essere piccolo al Grande moto immisurabile dell’Infinito, che è la nostra culla e utero in questo mondo e in ogni altro mondo o cosa se già  alti regni-cieli  il signale fuori danno…come insegna Sigismondo Fanti, spalla di Leonardo.

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Metamorfosi

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

 A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, dove non avrà bisogno di volare. Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Ma riprendiamo: “L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.  A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile.”

La nostra società pensa di aver inventato, per gli esseri umani, un modo per risolvere il dramma dell’aquila: la chirurgia plastica – un po’ di silicone di qua, una stiratina alla pelle di là, tingere e trapiantare i capelli. Fatto questo, l’aquila se ne va svolazzando per salotti, spiagge, schermi, uffici e passerelle…

Ma l’ altra aquila preferisce una soluzione che viene da dentro, magari più dolorosa.

Ritirarsi su un dirupo, distruggere il vecchio ed inutile becco, aspettare che un altro spunti e con questo strapparsi le penne in un rito di iniziazione di 150 giorni.

Mettiamo che l’aquila si sia appena separata.

(Deve ridimensionare il suo corpo e i suoi desideri, smontare casa e sentimenti, riordinare oggetti e sensazioni, riscoprire i propri figli).

Mettiamo che l’aquila abbia appena perso il lavoro.

(Deve scoprire un nuovo percorso quotidiano, altre capacità, affrontare umiliazioni).

Mettiamo che l’aquila abbia appena cambiato paese.

(La crisi o l’amore l’hanno portata verso altri lidi. Deve apprendere di nuovo tutti i linguaggi e reinventare la sua immagine in altri specchi).

Mettiamo che l’aquila abbia appena perso una persona cara.

(E’ come se una parte del corpo le fosse stata strappata, sente che non potrà  più volare come prima, che l’azzurro le è inutile).

Mettiamo che si trovi in una nuova situazione in cui viene sfidata a mostrare la propria competenza.

(Ha paura del fallimento, crede di non avere né artigli né ali per volare più in alto).

Mettiamo che l’aquila abbia cominciato a far caso alla sua pelle, alla sua resistenza fisica, a certi acciacchi della vecchiaia.

E allora bisogna buttare il vecchio becco, strapparsi le vecchie penne e ricominciare.

Epoca di metamorfosi.

Gli studiosi della metamorfosi dicono che non soltanto le larve si trasformano in farfalle. Con nostro stupore anche le pietre passano attraverso silenziose metamorfosi.

Insomma, sembra che siamo condannati alla metamorfosi. Morire varie volte e varie volte rinascere. Fino ad arrivare alla metamorfosi finale, dove ciò che era sogno e carne si converte in polvere.

Ma che resti sempre nell’azzurro l’imponderabile volo dell’aquila.