La Rosa Purpurea o BAKARAH&BARAKAH ROSSO SANGUE! Da Gioacchino da Fiore a Dante e a Nostradamus ovvero : NOSTRA DONNA .

REALMENGYNIUS- NOSTRADAMUS

http://L’albero della Rosa sulle rive dell’Aquario fiorirà…celebre motto nell’arco della Madonna a LOURDES!

Nel Canto del Paradiso così Dante pone la struttura della Rosa nel cielo di Marte, il campo della Militia CHRISTI, dei soldati di CRISTO. Da cielo della Grande Guerra(Senso)Combattimento o la Competizione tra opposte antitesi come il Bene ed il Male.La Luce e la Tenebra(Katabasi = il Toro al Medio Cieli da Zenith astrologico stante opposto allo Scorpione. Veleno fatale termine. La Morte all’infimo Anabasi del cielo).Lo JING e lo YANG della filosofia cinese che i profani liquidano senza considerazione essere la Luce il Bene e le tenebre il Male,i Figli della Luce contro i Figli della Tenebra. Ma ben altro ragiona il Figlio dell’UOMO. Notte e Giorno componenti della Rota incessante di ogni mulino esistenziale. Tutti come siamo sia Vegli coscienti e poi tuffati nel necessario riposo tra le braccia di Morfeo …come dimostra la…

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IL CANTO DEL CIGNO ….o del Corvo Coronavirus a chi aspetta la Corona o il Colle ?Urnale Saturno e il Vaso di Pandora o delle Urne ?

REALMENGYNIUS- NOSTRADAMUS

C’é il tassello che da molto tempo non è ancora giustamente posizionato nel corso degli eventi temporali di questa nostra Saturnia Tellus ovvero AUSONIA.

AI vertici dei vari partiti e movimenti italiani ci sono figure ambigue che non hanno assolutamente il plauso di tutto il popolo. Per forza maggiore sotto le ali del DRAGO- Draghi(pure egli d’Aspre nome) accomuna con altri Nomi della storia passata e moderna, i momenti drammatici di cambiamenti e deviazioni di corsi politici ed economici).Garibaldi, Craxi,Cricket o Grillo o il Grill del Torquemada nostrano o poi chi altro ancora succederà Crimi in questa serie o glossa da far spostare la Bussola dei riferimenti in atto.(il primo riferimento al l’aspre de NOM..è stato nelle Pronosticazioni per il Papa CARAFA ai tempi del Nostro). Quindi l’attenzione è sempre rivolta alle fonetiche decisamente crude polarizzate sempre al KRS logo che ha la sua origine ben più antica secondo…

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Stella del mattino

“Ho visto i luminosi pionieri dell’Onnipotente
al confine dove il cielo si volge verso la vita,
scendere le scale d’ambra della nascita;
i precursori di una Divina moltitudine.

Essi venivano sul Sentiero della Stella del Mattino,
nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti attraversare la penombra di una età
i bambini dagli occhi solari
portatori di una meravigliosa Aurora,
i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti gli abbattitori delle barriere del mondo
i lottatori contro il destino nato dalla paura.
Li ho visti i lavoratori della Casa degli Dei,
i messaggeri di ciò che non può essere comunicato,
gli architetti dell’immortalità.

Li ho visti cadere nella sfera umana,
con i volti ancora luminosi della gloria immortale,
con voci che ancora parlavano con i pensieri di Dio,
con corpi resi splendenti dalla Luce dello spirito.

Portavano la Magica Parola, il Mistico Fuoco,
la dionisica Coppa della Gioia.

Li ho visti, i bambini che rendono l’uomo migliore,
coloro che cantano uno sconosciuto inno dell’Anima.
Ho sentito l’eco dei loro passi nei corridoi del tempo.

Ho visto gli alti sacerdoti della Saggezza,
della dolcezza, della Potenza e della Felicità Celeste,
i rivelatori delle vie solari della Bellezza,
i nuotatori delle acque tempestose dell’Amore,
i danzatori che aprono le porte d’oro del Nuovo Tempo.

Sono qui.

Camminano fra noi per mutare la sofferenza in gioia,
per giustificare la Luce sul volto della Natura.”

(Sri Aurobindo)

500 anni

Il simbolo della Fenice

“Che la fenice more e poi rinasce,

quando al cinquecentesimo anno appressa

erba né biada in sua vita non pasce,

ma sol d’incenso lacrima e d’amomo,

e nardo e mirra son l’ultime fasce”.

Dante Alighieri

Con questi versi Dante descrive la Fenice, uno dei simboli più affascinanti della mitologia egizia: gli egizi identificavano questo maestoso airone con Bennu (dal verbo benu, “splendere”, “brillare”, “puntare al cielo”, “librarsi in volo”).

Consacrato al dio Ra, associato alle piene del Nilo (raffigurato come l’Airone che si posava sulla sommità delle rocce che sbucavano dopo l’inondazione del Nilo), il suo ritorno annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità.

Simbolo della nascita e della risurrezione dopo la morte, quindi dell’eternità della vita, secondo gli Egizi la Fenice era nata sotto l’albero del bene e del male, e sapeva che era necessario rinascere periodicamente per acquisire maggiore saggezza e potenza.

Volava quindi per tutto l’Egitto alla ricerca degli elementi più raffinati per costruirsi un nido: bastoncini di cannella, di quercia, nardo e mirra.

Al termine del suo ciclo di vita, lungo 500 anni, si sistemava nel suo nido, intonava una delle melodie più aggraziate che gli egizi potessero mai udire, per poi lasciare che i profumi le dessero una dolce morte mentre il sole bruciava gli arbusti, lasciandosi divorare dalle fiamme.

Tre giorni dopo, Fenice rinasceva dalla cenere piena di forza e potere, prendeva il suo nido e lo lasciava a Eliopoli (secondo un’altra versione la cenere, assieme alla mirra, prendeva la forma di un uovo), nel Tempio del Sole, per iniziare così un nuovo ciclo che fosse una fonte d’ispirazione per il popolo egiziano.

Come l’airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall’acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il ba (“l’anima”) del dio del sole Ra, di cui era l’emblema, tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.

Si dice che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole “precedente” è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare. Da qui l’appellativo “semper eadem“: sempre la medesima.

Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale. Ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere, che appunto veniva chiamato “la stella della nave del Bennu-Asar”, e menzionata quale Stella del Mattino nell’invocazione:

“Io sono il Bennu, l’anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch’io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino… cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra.”

La simbologia della Fenice, con la sua vittoria sulla morte e la rinascita dalle proprie ceneri, ben si addice alla figura di Gesù Cristo, presumibilmente per via del fatto che tornava a manifestarsi tre giorni dopo la morte, e come tale venne adottata quale simbolo paleocristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte.

La simbologia dell’airone purpureo (dal greco Φοῖνιξ, Phoenix, “rosso porpora”) degli Egizi è collegata ad una delle tre fasi della Grande Opera dell’alchimia, la Rubedo, su cui tanto si è focalizzato il pensiero di Carl Gustav Jung.

La Fenice rappresenta la fase finale del processo alchemico e gli alchimisti riposero in essa il significato della spiritualizzazione completa, della rinascita della personalità, risultato finale della Grande Opera.

Essendo la Fenice capace di elevarsi dalle ceneri della propria distruzione, rappresenta il congiungimento dell’inizio e la fine di ogni ciclo. Il compimento della Rubedo segna la realizzazione della Pietra Filosofale, una sostanza in grado di conferire l’immortalità, di acquisire l’onniscienza e di trasmutare i metalli vili in oro.

Le trasmutazioni alchemiche rappresentano una metafora dei cambiamenti che avvengono nell’ambito dell’interiorità umana. In questa prospettiva la Rubedo rappresenta l’accettazione da parte dell’individuo dell’ombra e delle sue contraddizioni più profonde.Descrizione: https://associazioneperankh.files.wordpress.com/2021/03/img_20210225_024658_481.jpg?w=500

Carl Gustav Jung ha evidenziato che la Fenice, per le caratteristiche ben note, simboleggia il potere della resilienza, l’ineguagliabile abilità di rinascere molto più forti, coraggiosi e luminosi.  

Jung ha dunque descritto l’ultima fase del processo alchemico come la piena realizzazione del processo di individuazione, finemente associabile al simbolo della Fenice che grazie alla distruzione della sua “vecchia natura” è ora libera di rinascere con uno spirito rinnovato e reso sottile, etereo, dalle fiamme trasmutanti e sublimanti del fuoco. 

C’è una locuzione latina che viene assimilata all’immagine della Fenice: “Post Fata Resurgo”, che si può tradurre “Dopo la Morte Risorgo”: l’immortalità non si fonda sulla negazione della morte ma sulla sua potenza rigeneratrice attraverso le fiamme purificatrici. Il potere della Fenice deriva quindi non dall’annullamento del declino ma dalla sua capacità di accoglierlo e di trasformarlo, o meglio, trasmutarlo per usare un termine proprio degli alchimisti.

La Fenice pertanto simboleggia non solo l’eternità dello spirito ma anche tutte le morti e le rinascite che l’uomo compie in vita, dando così una possibilità alla propria evoluzione.

Morire e rinascere in vita significa abbandonare per scelta determinati atteggiamenti, azioni, situazioni e modi di pensare, poiché ci portano inequivocabilmente allo stesso risultato: la Fenice quindi è simbolo di forza e di resistenza fisica, prepararsi ad un probabile “fallimento” consapevoli della rinascita.

La fenice simbolo di rinascita

La leggenda narra che la fenice sia un uccello mitologico dalla straordinaria bellezza e dal canto melodioso. All’approssimarsi della morte si costruisce un rogo di legno e muore tra le fiamme per poi risorgere dalle sue stesse ceneri che successivamente trasporta in volo ad Eliopoli, l’antica città egizia dove sorgeva l’altare del Sole.

Fenice

La fenice è sicuramente l’animale più bello fra tutte le creature fantastiche e leggendarie. Adorna di penne di porpora e d’oro, colore del sole nascente, la fenice possedeva una voce melodiosa che prendeva accenti lugubri all’approssimarsi della morte. Le altre creature erano allora così soverchiate dalla sua bellezza triste, che cadevano morte a loro volta.

Secondo la leggenda, poteva esistere una sola fenice per volta, e dato che viveva in un unico esemplare, per riprodursi doveva ricorrere a una ben strana forma di partogenesi: rinasceva dalle proprie ceneri.

Allorché l’uccello sentiva arrivare la morte, si costruiva un rogo in legno di cinnamomo selvatico e moriva tra le fiamme. Ma dalle sue ceneri subito sorgeva una nuova fenice, che con tenerezza filiale raccoglieva le ceneri della genitrice in un uovo di mirra e le trasportava in volo ad Eliopoli, l’antica città egizia dove sorgeva il grande Altare del Sole, sul quale le depositava. Si raccontava che quelle ceneri possedessero il potere di richiamare in vita un morto. Il dissoluto imperatore romano Eliogabalo decise di mangiare carne di fenice, appunto per acquistare l’immortalità. Si cibò di un uccello del paradiso, che gli era stato imbandito sotto mentite spoglie. E infatti non ottenne l’effetto sperato: morì assassinato poco tempo dopo.

Gli studiosi moderni pensano che l’origine di questa leggenda vada ricercata in Oriente. Sarebbe poi stata adottata dai sacerdoti di Eliopoli, adoratori del Sole, come un’allegoria della quotidiana morte e rinascita dell’astro.

Come tutti i grandi miti, la storia della fenice tocca corde profonde nel cuore dell’uomo: gli artisti cristiani fecero della fenice un simbolo popolare della resurrezione del Cristo. Stranamente, il nome di questo mitico uccello deriva probabilmente da un errore commesso dallo storico greco Erodoto, che visse nel V secolo a.C. Riferendosi a questo uccello, nelle sue storie, lo chiamò Phoenix per il fatto che veniva di frequente raffigurato sopra una palma che in greco veniva appunto chiamata “phoenix”.

Ricapitolando…

La fenice nelle diverse culture

L’Antico Egitto

I primi a parlare di una leggenda simile a quella dell’araba fenice sono stati gli antichi egizi con la storia del Benu: si tratta di una divinità consacrata al Dio Ra, raffigurata come un uccello mitologico simile a un airone, che simboleggia il ciclo della nascita e della resurrezione dopo la morte.

La fenice per i greci

La fenice viene riproposta in seguito dalla letteratura della Grecia antica, rappresentata come un’aquila variopinta che risorgeva dalle proprie ceneri: prima di morire, costruiva una catasta di piante e vi si adagiava sopra, lasciando che il sole le bruciasse. Quando il fuoco si spegneva, dalle ceneri nasceva una piccola larva che, grazie al calore del sole cresceva per trasformarsi in una nuova fenice.

Descrizione: fenice significato cultureLa fenice nelle culture della storia

L’araba fenice in letteratura: dalla Bibbia all’Inferno

La fenice viene nominata anche nella Bibbia e, più precisamente, nel libro dell’Esodo. La prima descrizione dettagliata di questo mitologico uccello infuocato si deve però allo storico greco Erodoto, secondo cui la fenice partiva dall’Arabia: è proprio da qui che nasce l’errata denominazione di “araba fenice”.

Anche Ovidio descrive a suo modo la fenice, come un uccello che vive 500 anni e dal cui corpo nasce un nuovo, giovane esemplare destinato a una vita altrettanto lunga.
Mentre il primo bestiario cristiano, intitolato “Il Fisiologo”, dedica al volatile mitologico un intero paragrafo nel quale parla di “un uccello che vive in alcune zone dell’India” e che vive 500 anni per poi trasformarsi nel Salvatore Gesù Cristo quando muore e rinasce.

Un ulteriore ed illustre esempio della fenice in letteratura viene dall’Inferno di Dante: l’autore della Divina Commedia la cita nel XXIV Canto come esempio di animale in grado di morire e rinascere, contribuendo all’ancora attuale modo di dire “essere una fenice”, per indicare qualcosa di unico, introvabile e inafferrabile.

La fenice nella cultura orientale

La fenice è nominata praticamente in tutte le culture della storia del mondo: da quella assira, a quella inca, passando per la Russia e i nativi americani. Molto presente anche nella cultura orientale, la fenice è cara a cinesi, giapponesi e indiani.

In Cina, la fenice è chiamata Feng e rappresenta uno degli animali sacri che guidano il destino del paese, assieme alla tigre bianca (Bai Hu), all’unicorno (Ki-lin), alla tartaruga o serpente (Gui Xian) e al drago (Long). Secondo i cinesi, la fenice è simbolo di potere e prosperità e poteva essere sfoggiata soltanto dall’Imperatore e dall’Imperatrice.

In Giappone, la fenice è chiamata Ho-ho o Karura e simboleggia l’inizio di una nuova era: rappresentata come una gigantesta aquila ricoperta di piume d’oro e una corona di gemme magiche intorno alla testa, mentre sputa fuoco dal suo enorme becco.

Nelle culture buddista e induista, la fenice è chiamata Garuda ed è un essere mitologico con ali e becco di aquila, corpo umano, faccia bianca, ali rosse e corpo dorato: impersonifica uno dei supremi veggenti d’infinita coscienza e, secondo la leggenda, ha il potere di riportare in vita gli esseri viventi.

Significati simbolici della fenice

Descrizione: fenice tatuaggio simboloLa fenice, simbolo di rinascita

L’araba fenice, o semplicemente fenice, è da sempre scelta come soggetto di tatuaggi per il suo significato simbolico di eternità dello spirito, di rinascita dopo la morte, di evoluzione che deriva dalla comprensione di ciò che è stato (la fenice, infatti, risorge dalle proprie ceneri).

La rinascita della fenice non è una semplice resurrezione a sè stante, ma porta con se un intensa simbologia di abbandonare per propria scelta il passato e le sue convinzioni, a favore di una nuova vita basata su diversi presupposti.

Simbolo di coloro che scelgono consapevolmente di evolversi, la fenice ha il significato di proseguire nella propria crescita spirituale senza restare immobili nelle proprie abitudini e nelle proprie convinzioni: è abbandonare la sicurezza della routine, in favore di una nuova vita sconosciuta ma ricca di nuove esperienze.

Curiosità sulla fenice

Nella cultura cinese esiste un detto che dice “splendore di drago e bellezza di fenice”: questo adagio si riferisce al massimo splendore e alla più alta dignità dell’uomo e della donna. In Cina, infatti, il drago rappresenta l’imperatore e la fenice incarna l’imperatrice, uniti indissolubilmente in un simbolo unico che rappresenta l’unione perfetta tra due poli differenti, ma complementari.

Oltre che in svariati esempi della letteratura classica e religiosa, la fenice è nominata anche nel libretto di Così fan tutte, opera scritta da Lorenzo Da Ponte e musicata da Mozart: riprendendo quasi fedelmente i versi di Metastasio, l’araba Fenice è descritta come “la fede delle femmine (…) che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

La fenice è protagonista di moltissime storie di manga giapponesi, come ad esempio I cavalieri dello zodiaco e Ken il guerriero. A proposito di zodiaco, non dimentichiamo che la fenice ha un posto anche nell’Astronomia con l’omonima costellazione dell’Emisfero Sud composta da 11 stelle e chiamata così da Johann Bayer nel 1603.

Simbolo Fenice

“Che la fenice more e poi rinasce,

quando al cinquecentesimo anno appressa

erba né biada in sua vita non pasce,

ma sol d’incenso lacrima e d’amomo,

e nardo e mirra son l’ultime fasce”.

Dante Alighieri

Con questi versi Dante descrive la Fenice, uno dei simboli più affascinanti della mitologia egizia: gli egizi identificavano questo maestoso airone con Bennu (dal verbo benu, “splendere”, “brillare”, “puntare al cielo”, “librarsi in volo”).

Consacrato al dio Ra, associato alle piene del Nilo (raffigurato come l’Airone che si posava sulla sommità delle rocce che sbucavano dopo l’inondazione del Nilo), il suo ritorno annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità.

Simbolo della nascita e della risurrezione dopo la morte, quindi dell’eternità della vita, secondo gli Egizi la Fenice era nata sotto l’albero del bene e del male, e sapeva che era necessario rinascere periodicamente per acquisire maggiore saggezza e potenza.

Volava quindi per tutto l’Egitto alla ricerca degli elementi più raffinati per costruirsi un nido: bastoncini di cannella, di quercia, nardo e mirra.

Al termine del suo ciclo di vita, lungo 500 anni, si sistemava nel suo nido, intonava una delle melodie più aggraziate che gli egizi potessero mai udire, per poi lasciare che i profumi le dessero una dolce morte mentre il sole bruciava gli arbusti, lasciandosi divorare dalle fiamme.

Tre giorni dopo, Fenice rinasceva dalla cenere piena di forza e potere, prendeva il suo nido e lo lasciava a Eliopoli (secondo un’altra versione la cenere, assieme alla mirra, prendeva la forma di un uovo), nel Tempio del Sole, per iniziare così un nuovo ciclo che fosse una fonte d’ispirazione per il popolo egiziano.

Come l’airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall’acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il ba (“l’anima”) del dio del sole Ra, di cui era l’emblema, tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.

Si dice che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole “precedente” è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare. Da qui l’appellativo “semper eadem“: sempre la medesima.

Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale. Ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere, che appunto veniva chiamato “la stella della nave del Bennu-Asar”, e menzionata quale Stella del Mattino nell’invocazione:

“Io sono il Bennu, l’anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch’io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino… cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra.” (1)

La simbologia della Fenice, con la sua vittoria sulla morte e la rinascita dalle proprie ceneri, ben si addice alla figura di Gesù Cristo, presumibilmente per via del fatto che tornava a manifestarsi tre giorni dopo la morte, e come tale venne adottata quale simbolo paleocristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte.

La simbologia dell’airone purpureo (dal greco Φοῖνιξ, Phoenix, “rosso porpora”) degli Egizi è collegata ad una delle tre fasi della Grande Opera dell’alchimia, la Rubedo, su cui tanto si è focalizzato il pensiero di Carl Gustav Jung.

La Fenice rappresenta la fase finale del processo alchemico e gli alchimisti riposero in essa il significato della spiritualizzazione completa, della rinascita della personalità, risultato finale della Grande Opera.

Essendo la Fenice capace di elevarsi dalle ceneri della propria distruzione, rappresenta il congiungimento dell’inizio e la fine di ogni ciclo. Il compimento della Rubedo segna la realizzazione della Pietra Filosofale, una sostanza in grado di conferire l’immortalità, di acquisire l’onniscienza e di trasmutare i metalli vili in oro.

Le trasmutazioni alchemiche rappresentano una metafora dei cambiamenti che avvengono nell’ambito dell’interiorità umana. In questa prospettiva la Rubedo rappresenta l’accettazione da parte dell’individuo dell’ombra e delle sue contraddizioni più profonde.

Carl Gustav Jung ha evidenziato che la Fenice, per le caratteristiche ben note, simboleggia il potere della resilienza, l’ineguagliabile abilità di rinascere molto più forti, coraggiosi e luminosi.

Jung ha dunque descritto l’ultima fase del processo alchemico come la piena realizzazione del processo di individuazione, finemente associabile al simbolo della Fenice che grazie alla distruzione della sua “vecchia natura” è ora libera di rinascere con uno spirito rinnovato e reso sottile, etereo, dalle fiamme trasmutanti e sublimanti del fuoco. 

C’è una locuzione latina che viene assimilata all’immagine della Fenice: “Post Fata Resurgo”, che si può tradurre “Dopo la Morte Risorgo”: l’immortalità non si fonda sulla negazione della morte ma sulla sua potenza rigeneratrice attraverso lefiamme purificatrici. Il potere della Fenice deriva quindi non dall’annullamento del declino ma dalla sua capacità di accoglierlo e di trasformarlo, o meglio, trasmutarlo per usare un termine proprio degli alchimisti.


12 filamenti DNA

Il nostro intero sistema solare e la Galassia della Via Lattea sono ora entrati in una porzione di
cielo dalla carica molto elevata. Siamo immersi nella Cintura Fotonica, un periodo di luce
intensa in cui abbiamo iniziato ad entrare alla fine degli anni ’90 e in cui rimarremo per circa
2.000 anni. In questo importante momento, le energie provenienti dalla Cintura Fotonica
stanno innescando un riassetto totale della vita per come la conosciamo. Ciò accade perché
l’energia della luce fotonica ha la capacità di spostare tutta la vita all’interno di una
dimensione dalla frequenza più elevata, poiché contiene in sé i semi dell’illuminazione di
tutto. Le strutture atomiche interne alle cellule del nostro corpo stanno lentamente risintonizzandosi
per combaciare con queste frequenze in aumento. Stiamo trasformandoci da
corpi di terza dimensione a base carbonio (risuonanti alla frequenza e rotazione atomica del
carbonio) a corpi cristallini di quinta dimensione e oltre, o corpi di luce (corrispondenti alla
frequenza e rotazione atomica del cristallo). Parimenti, anche i corpi degli animali, la vita
vegetale e tutto ciò che esiste sopra e dentro alla Terra sta facendo questa transizione, come
pure la nostra intera galassia.
Man mano che il processo di ricostruzione dei nostri corpi di luce andrà avanti, inizieremo
pian piano a notare gli effetti del divenire pienamente consapevoli, o multidimensionali. Tale
stato si avrà quando il nostro DNA a 12 filamenti si sarà finalmente congiunto, riconnesso e
attivato. Sperimenteremo allora la vita all’interno della coscienza multidimensionale. A tale
livello di coscienza possiamo vivere nella terza dimensione conservando al contempo la
nostra connessione e relazione con gli esseri dei reami superiori. Non saremo più tagliati fuori
dalle altre dimensioni come siamo ora, e funzioneremo da uno stato di compassione centrata
nel cuore (coscienza Cristica). Questo avverrà indipendentemente da quale dimensione ci
troveremo noi stessi ad abitare. Impareremo come vivere con successo in una società galattica
ed infine in una società universale. Attualmente, la maggioranza degli esseri umani ha attivi
due filamenti di DNA, rappresentati da una doppia elica intrecciata. Alcune persone hanno
sviluppato ed integrato tre o più filamenti, ed un gran numero di bambini nuovi nati in questo
periodo (i bambini cristallo), ne hanno già attivi molti di più.
Ognuno dei 12 filamenti di DNA rappresenta uno dei dodici aspetti della coscienza
multidimensionale. Tre filamenti del DNA rappresentano e governano il corpo fisico, altri tre
si occupano del corpo emozionale, altri tre del corpo mentale, e i restanti tre del corpo
spirituale. Tutti questi aspetti vengono rappresentati nel nostro corpo da nuovi percorsi neurali
che vanno al cervello. Essi sono connessi e nutriti dal sistema endocrino tramite un sistema di
ghiandole prive di condotto. Queste ghiandole lavorano in coppia con i vortici di energia
dentro al nostro corpo, noti come chakra. Quando tutti i percorsi neurali lavoreranno
liberamente insieme al nostro sistema di chakra, essi offriranno il passaggio verso i regni
superiori, dando come risultato il nostro poter sperimentare la coscienza della
multidimensionalità.
IL SISTEMA DEI CHAKRA
Noi viviamo in un universo messo in moto dalle leggi dell’elettricità e del magnetismo, il che
si riflette in tutte le forme di vita di terza dimensione al suo interno. Le nostre stelle e i pianeti
(forme di vita geo-magnetica) hanno tutte un polo nord e un polo sud, con linee di forze
magnetiche che scorrono tra i due. I nostri corpi umani (forme di vita bio-magnetica) si
uniformano anch’essi a tale campo magnetico bi-polare, con la cima della testa che costituisce
il nostro polo no rd e le piante dei piedi che sono il nostro polo sud. In una rappresentazione di
terza dimensione, il movimento di queste linee di forza tra la nostra testa e i piedi, avvolge
completamente il corpo all’interno di una struttura eterica conosciuta come un toroide a tubo.
Immaginatevi questo campo energetico a forma di “ciambellina” che si estende totalmente
intorno al vostro corpo. È chiamato la vostra aura. Avete notato che quando incontrate una
persona per la prima volta vi capita di esserne istintivamente attratti ? Può essere la
dimostrazione che entrambe le vostre auree vibrano in sintonia, risuonano insieme. La stessa
cosa può esser vera quando la presenza di un altro viene sentita con disagio. Forse le energie
elettro- magnetiche delle vostre auree si respingono a vicenda. Al centro di ogni campo
magnetico bi-polare c’è un nucleo magnetico che va da nord a sud. Nel caso di una semplice
barretta magnetica, si tratta di un pezzo di metallo magnetizzato. Nel caso del bio-magnetico
corpo umano è un canale, osservabile solo nella materia sottile, chiamato tubo pranico.
All’interno di questo nucleo è contenuta la forza vitale per sostenere la creazione di ogni
individuo durante la sua esistenza.
Ogni tradizione spirituale identifica e riconosce la forza vitale, quel grande campo di
potenziali che genera e poi mantiene in esistenza ogni singola cosa, momento dopo momento.
Negli insegnamenti spirituali Cinesi la forza vitale è chiamata qi o chi (per es. nel Tai Chi, per
accrescere la forza vitale), mentre quelli Giapponesi e Coreani la chiamano ki (nel Rei-ki, che
significa guarigione tramite la forza vitale). Nelle tradizioni Indiane e Tibetane viene
identificata col prana. La tradizione Cristiana chiama la forza vitale, grazia che santifica, o
grazia. Chi pratica le tecniche spirituali della New Age, si riferisce a questo campo coi termini
di luce o luce bianca, mentre ai fisici è noto come campo sub-atomico o campo quantico. In
questo periodo, la forza vitale viene anche intensificata ed amplificata dalla Cintura Fotonica.
Mentre girate tra le grandi quantità di persone tutte prese dalle loro faccende, in una qualsiasi
grande città, potete notare ed identificare molti di quelli che stanno soffrendo di un diminuito
accesso alla forza vitale. Si rivela dal loro stato di salute, dal loro senso di apertura e sicurezza
di sé, e anche dal modo in cui si rapportano agli altri e si comportano. Dobbiamo tutti
accedere pienamente e completamente alla forza vitale, per massimizzarne i benefici nella
nostra esistenza quotidiana. Il nostro sistema di chakra è il veicolo meravigliosamente
progettato per adempiere a tale funzione.
Chakra, in Sanscrito, vuol dire “disco che rotea” o “ruota”. È uno dei tanti nomi umani usati,
per definire ciò che viene sentita essere una connessione bio- fisica con la nostra anima o
spirito. Queste connessioni energetiche, o chakra, esistono affinché l’anima o spirito sia
immerso nel corpo fisico e sia ad esso completamente mescolato. Al momento ciascuno di noi
ha sette di queste connessioni energetiche, intessute nei centri meridiani del corpo, alcuni dei
quali si trovano lungo la spina dorsale. Questi centri sono simili, per funzione, alla scatola di
derivazione (o centralina elettrica) rinvenibile nel sistema elettrico di una casa o un ufficio. Il
nostro corpo fisico viene controllato anche da una serie di circuiti neuro-elettrici altamente
complessi, con un gran numero di ubicazioni specifiche in cui questi circuiti convergono.
Ognuna di queste ubicazioni viene monitorata da uno speciale mini computer-neurale,
collegato al cervello per mezzo del sistema nervoso centrale. Sono queste ubicazioni
specifiche ad esser chiamate chakra, ed ognuna adempie ad una funzione specifica. Così come
esistono determinate ghiandole endocrine che sono associate al funzionamento di ogni singolo
chakra. E poiché il campo vibratorio della luce, attiva anche colori e suoni, ognuno dei centrichakra
produce il suo proprio specifico colore e suono.
ROSSO (ghiandola endocrina del surrene, o ghiandola surrenale): il chakra di base, o della
radice, ci collega al mondo fisico e funge da fondamenta per costruire e sviluppare la nostra
personalità. Questo è il chakra dell’accettazione, che ci permette di sentirci radicati, stabili e
sicuri. Quando funziona appieno, ci sentiamo presenti nel qui ed ora, e connessi al corpo
fisico.
ARANCIO (gonadi: ovaia/testicoli): il chakra della riproduzione, o sacro chakra, è il centro
dell’energia sessuale e della creatività, che bilancia il libero dare e ricevere di sentimenti ed
emozioni in ogni nostra relazione.
GIALLO (milza): il chakra del plesso solare è il punto in cui il nostro onore, integrità e potere
hanno origine. È l’essenza di colui/colei che siamo. Quando è aperto abbiamo il controllo e
possediamo sufficiente auto-stima.
VERDE (timo): il chakra del cuore è il centro del nostro sistema. Anche noto come il grande
trasformatore, esso genera la capacità di amare liberamente senza paura o coscienza di sé.
Quando funziona appieno, si è compassionevoli, amichevoli, e capaci di lavorare in armonia
in tutte le relazioni.
BLU (tiroide): il chakra della gola è il punto in cui sentimenti ed emozioni vengono
trasformati in espressività. Questo centro chakra vi aiuta a trovare l’equilibrio tra il silenzio e
la parola, e vi assiste nel dire ciò che onestamente sentite. Quando è aperto non esistono
problemi con l’esprimere voi stessi verbalmente o artisticamente.
INDACO (pineale): il “Terzo occhio” tra le sopracciglia, sopra al naso, vi connette al vostro
essere spirituale e richiama intuito e consapevolezza dentro alla vostra vita quotidiana. Questo
centro ci permette di sperimentare il nostro sesto senso fatto di conoscenza intuitiva e di usare
la fantasia.
VIOLA (pituitaria): il chakra della corona vi collega al vostro più totale essere, con la
consapevolezza che voi, l’universo e il Grande Creatore siete tutt’uno. Quando funziona
liberamente, siamo privi di giudizio e consapevoli del mondo, di noi stessi e delle altre
dimensioni.
I FILAMENTI DI DNA E LE GHIANDOLE ENDOCRINE
Ognuno di questi dodici filamenti di DNA rappresenta uno dei dodici aspetti della coscienza
multidimensionale:
Filamento 1:
Coraggio di andare avanti ed integrare le nostre paure
Filamento 2:
Capacità di focalizzarsi su qualcosa e portarlo a compimento
Filamento 3:
Conservare l’equilibrio del genere sessuale tra il potere maschile e femminile
Filamento 4:
Equilibrio tra il nostro campo energetico e il corpo fisico
Filamento 5:
Vivere pacificamente in uno stato di accettazione
Filamento 6:
Forza di rimanere nella propria verità, indipendentemente dalle conseguenze
Filamento 7:
Capacità di accettare entrambi i nostri lati di ombra e luce
Filamento 8:
Capacità di conservare i propri confini persona li, indipendentemente dalle conseguenze
Filamento 9:
Capacità di accettare e vivere all’interno di una comunità dissimile da noi
Filamento 10:
Capacità di sintonizzarsi con la propria anima o sé superiore e darvi ascolto
Filamento 11: Potere di immaginare, e creare/far manifestare tali visioni nella 3a Dimensione
Filamento 12:
Capacità di saper accettare, essere cordiali, e di apprezzare il valore di tutte le cose
Le Ghiandole Endocrine
Ipotalamo – Io mi traduco in ciò che credo
Pineale – Io vedo o immagino ciò che ricevo
Pituitaria – Io ascolto ciò che ricevo
Tiroide – Io dico ciò che ricevo
Timo – Io purifico e trasformo ciò che ricevo
Cuore – Io sento ciò che ricevo
Gonadi – Io creo e manifesto ciò che ricevo
Surrene – Io dò applicazione a ciò che ricevo
Nel processo di ri-codificazione, quindi, ogni filamento dev’essere singolarmente riconnesso
ad ogni ghiandola e poi attivato. Ciò conduce a quell’ampliamento del DNA, che è necessario
per supportare una piena coscienza dei regni superiori ed una totale comunicazione con essi.
Questi aspetti vengono rappresentati, nella fisicità, da nuovi percorsi neurali verso il cervello
e, quando la connessione sarà completa, la nostra coscienza multidimensionale verrà percepita
e raggiunta pienamente. La luce proveniente dalla Cintura Fotonica che entra dalla pituitaria e
dalla pineale, è quella che sta principalmente conducendo questo processo di ri-codificazione.
Noi possiamo attivamente co-operare, in tale fase, cercando di raggiungere una qualche
comprensione di qua nto ci sta accadendo. La nostra capacità di interagire con le nuove
frequenze di luce ed assorbirle dentro ai nostri corpi fisici, determinerà il come noi
progrediremo in questo successivo gradino della nostra evoluzione fisica e spirituale. E
osservando attentamente i nostri sistemi di credenze e le nostre azioni, usando emozioni e
volontà come carburante per avanzare spiritualmente, noi modificheremo e ripuliremo molte
indesiderate forme pensiero e schemi comportamentali che non ci servono più.
State attenti a chi offre tecniche per affrettare o far avanzare esageratamente la vostra ricodificazione
del DNA – soprattutto se attaccato c’è un cartellino del prezzo molto alto. Ci
sono molti esseri superiori, guide angeliche e maestri, ultimamente, che si stanno impegnando
con noi. Essi aiutano ciascuno di noi, durante questo processo di ri-codificazione, a “stare
sulle nostre gambe” e a non cercare di correre troppo avanti. Tale procedimento non può
neanche essere affrettato da nulla che possiamo leggere in un libro o comprare in bottiglia. Sta
avendo luogo esattamente nel giusto lasso di tempo, a prescindere da quanto potremmo
cercare di interferire. Questo scenario è immenso ed include la nostra intera Galassia della Via
Lattea. Sta avvenendo in risposta al Piano Divino per il nostro universo, che ha avuto inizio
dal nostro Creatore di Tutto Ciò Che È. Quindi, rilassatevi e lasciatevi andare alla corrente,
permettete al tutto di manifestarsi da solo nel suo giusto tempo. Godetevi il viaggio. I risultati
finali saranno grandiosi ed inseriranno noi tutti dentro ad un’esperienza multidimensionale, in
cui poter vivere sulla Terra con la compassione dei Cieli.
L’ATTIVAZIONE DEL DNA
consiste nell’attivazione di 10 filamenti dormienti di DNA
che tutti abbiamo ma che nessuno sa di avere. Si tratta di un totale di 12 filamenti, 2 attivi e
10 dormienti. I filamenti inattivi costituiscono quella parte di DNA che la scienza definisce
“DNA spazzatura” dimenticando che l’Universo non crea cose inutili. L’attivazione del DNA
serve ad adeguare il proprio corpo-mente ai cambiamenti che la Terra e l’umanità stanno
vivendo in questi ultimi tempi.